Meditazione: la posizione del faraone


Meditare è un’arte quotidiana. Quando la meditazione entra nella nostra vita, ogni istante è  meditazione: ci si sente, si vive attraverso una mente chiara, limpida in ascolto dell’esistere.

Ma ci vuole dedizione, pratica costante, anche un poco di disciplina; dobbiamo renderci meditazione, cioè vita in ascolto. Semplicemente, chiaramente, come un lago di limpida acqua sorgiva.

Importante quindi è, per iniziare, la posizione che identifica il nostro stare nel mondo, come, appunto ci posizioniamo nel nostro esistere

Esistono molte tecniche e quindi anche differenti impostazioni; qui ne spieghiamo una molto semplice e attuabile ovunque. Con l’esperienza potrai gestirla anche in un tram affollato!

Per iniziare

  • – Per poterti approcciare alla meditazione, occorre uno spazio interiore; devi darti un po’ di tempo, senza dover correre o avere già il pensiero ad altro da fare in seguito; la meditazione serve proprio per “stare”, per “sentire”, per “lasciarsi vivere nell’istante”.
  • – Utile per un buon approccio è, prima di accostarsi alla meditazione vera e propria, dedicare qualche minuto a scaricare le tensioni: un buon esercizio è muovere il corpo e gli arti in modo disarticolato come un burattino a cui tirano i fili in modo irregolare, scoordinato, facendo anche delle smorfie col viso: questo aiuta a rompere schemi corporei e mentali.

 

La seduta del Faraone

meditazione

  • – Basta una sedia o uno sgabello e, per rendere più comoda la seduta, un cuscino: importante è che l’altezza possa permettere alle tue gambe di formare un angolo a 90°, un angolo retto, come retta deve essere la tua vita. Integra.
  • – Le mani possono poggiare rilassate sulle ginocchia o puoi tenerle  morbidamente in grembo, la sinistra sopra la destra.
  • – La schiena eretta ma non rigida; la posizione deve risultare comoda, naturale, non forzata. Le lombari appena arcuate, il mento leggermente reclinato in avanti, per aiutare ad avere la colonna vertebrale in asse; le spalle rilassate
  • – I piedi ben poggiati a terra distanziati 12-15 cm
  • – Gli occhi appoggiati ad un punto davanti e in basso a te o chiusi

Resti in ascolto e se ti serve aggiusti la posizione, muovendoti un poco: il tutto deve risultare comodo, non rilassato eccessivamente, ma non disagevole. Devi stare bene, sentirti bene in questa postura.

Ascolto del corpo

  • – Prima di partire con la meditazione vera e propria entra in ascolto del tuo corpo: dove porti attenzione sveli le tue tensioni, lasciandole così andare. Potrai avvertire dolore in una parte del corpo: prendine atto. Potrai avvertire ansia, agitazione, stanchezza: prendine atto. Un inizio di consapevolezza
  • – Parti dai piedi, poi porta l’attenzione a gambe, cosce, natiche, ventre, addome, petto, mani, braccia, spalle, collo e viso sino alla sommità del capo; poi scendi lungo la schiena e la parte posteriore delle gambe.
  • – Tutto lentamente, senza fretta: devi solo registrare come ti senti (puoi anche tenere un diario quotidiano, si perchè la pratica deve divenire quotidiana!) dove annoti ogni tua esperienza, le sensazioni, le immagini, le intuizioni, ma anche le difficoltà riscontrate, i dolori e gli stati d’animo.
  • – Ora puoi iniziare

 

Respirazione

  • – Deve essere piena e tranquilla, partendo dal ventre, riempiendo a salire addome e petto; svuotando a scendere petto, addome e ventre. Puoi aiutarti le prime volte tenendo una mano su pancia e una su petto per verificare che le parti si muovano sull’onda del respiro. Se inizialmente non dovesse accadere, non preoccuparti: la pratica costante porterà lo sblocco delle parti che risultano rigide. Una buona e ampia respirazione rappresenta un’armonica esperienza sui piani fisico, emotivo e mentale: con la pratica e il miglioramento della respirazione, scoprirai anche cambiamenti in questi piani di esistenza. Più il respiro si fa profondo e ampio, più entri in profondità, più tutto si pacifica, più tutto si chiarifica.
  • – Inspiro ed espiro devono avere un’egual durata al ritmo di 1-n-1-n (dove n sono i secondi di inspiro ed espiro e 1 il secondo di sosta a vuoto e pieno tra le due fasi). Puoi iniziare con n=2, per aumentare gradatamente in modo naturale, senza forzature. Più il ritmo rallenterà, più ti sarà possibile entrare in profondità nella meditazione. Ma non avere fretta, datti tempo, lascia che sia il corpo a richiedere il passaggio. Non bruciare i tempi. I frutti maturano al sole della consapevolezza.
  • – Nell’inspiro diventi consapevole del mondo che entra in te; nell’espiro ti doni al mondo.
  • – osserva i pensieri che arrivano, ma non lasciarti catturare: se ti accorgi di essere andato altrove, fermati e ricomincia con l’ascolto del corpo, poi riprendi la respirazione. Non c’è nessuno “scopo”, nessuna previsione di “visione” o  meta da raggiungere. Solo stare in osservazione, in ascolto di ciò che si rivela. Un po’ di luce nella tua vita.
  • – Inizia con 5 minuti di respirazione; aumenta gradatamente secondo le tue possibilità e necessità
  • – chiudi la meditazione stiracchiando il corpo, sciogliendo mani, piedi e arti, stropicciando il viso con smorfie; se avevi gli occhi chiusi, aprili gradatamente coprendoli prima con i palmi delle mani; allontanale lentamente osservandole.

 

Varianti alla meditazione

Alla respirazione puoi aggiungere:

  • – un’azione mentale: inspiro sentendomi riempire di energia vitale; espiro lasciando andare scorie, tensioni, pesantezze. Vivo ciò come reale
  • – un aroma: scegli un olio essenziale e, diffondendolo o annusandolo, lo inspiri facendolo tuo, percependolo interiormente; lo espiri rilasciando eventuali sensazioni ricevute; un ritmo, uno scambio
  • – un colore: lo puoi visualizzare mentalmente o appoggiare gli occhi semiaperti su un supporto di quel colore: lo inspiri attirandolo a te, sentendo ciò che in te evoca; espiri ciò che deve essere rilasciato attraverso il colore.
  • – Una lettura: dopo aver fatto qualche minuto di respirazione, prendi la lettura scelta preventivamente e leggila mentalmente o ad alta voce. Poi, continuando a respirare, lascia che quelle parole, quei suoni, lavorino in te. Ascoltali, ascoltati. Lascia che evochino, che maturino in te.

Nella pratica non guidare mentalmente, non cercare di razionalizzare, ma lascia che ciò che deve emergere si esprima spontaneamente; sii osservatore di te stesso: osserva eventuali paure e tensioni; le ritrosie e le resistenze alla pratica stessa; non desistere, anzi più si mostrano titubanze, più sii rigoroso. I molti IO che ci compongono spesso non voglio mutare la prospettiva, fanno ostruzionismo, ma proprio questo  indica che il momento di lavorare è giunto. Finalmente!

Buon lavoro! Buona scoperta di te!

Nat. Paola Cantù

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