Disidentificarsi da sé per guarire

identificarsi

Il passato non esiste, il futuro, su basi inesistenti, non può esistere: solo l’attimo presente è reale. Solo l’adesso può raccontare la verità.

La nostra vita viene vissuta come un pendolo, ondeggiando da un estremo all’altro in balia di ciòidentità che piace o non piace, di ciò che crediamo affine o meno a noi stessi, mentre siamo solo in reattività a ciò che ci si presenta secondo credenze sociali e famigliari, attitudini indotte culturalmente, o in risposta a traumi più o meno riconosciuti. Difficilmente riconosciamo l’influenza di ciò che definiamo passato, ma completamente presente in noi stessi nella misura in cui ci influenza, obbligandoci a scelte soprattutto inconsce.

Ciò che è irrisolto si presenta ciclicamente. Spesso questo irrisolto nemmeno ci appartiene, ma riemerge dalla storia famigliare, sociale, umana. L’eterna ricorrenza di una maturazione mai avvenuta: per questo è importante notare date, nomi che si ripresentano nel nostro albero genealogico, situazioni similari vissute da parenti e/o conoscenti. Tutto ci parla di noi, ma non ascoltiamo.

Ciò che crediamo di essere, il personaggio in cui ci identifichiamo, struttura il nostro quotidiano; ma questo personaggio, questa “unità” che pensiamo di essere – se mai dovesse realmente esistere e non fosse solo frutto di una nostra proiezione di varia natura –  è solo una piccola tessera del mosaico multidimensionale che noi siamo in realtà; la nostra mente si rifiuta di riconoscere alternative perchè dovrebbe, per far ciò, mettere in discussione credenze di sé, false certezze; dovrebbe essere in grado di azzerarsi continuamente. Ma l’oblio, la cancellazione metterebbe fine a sé stessa. E così sono in aumento i casi di Alzheimer.

Certezze e sicurezze sono sintomo di fragilità perchè strutture basate sull’irreale trasferito di generazione in generazione; sono paletti difensivi precostruiti dalla mente per non vedersi annientare. la mente ha bisogno di strutture a cui riferirsi, quindi è ripetitiva.

E così siamo tutti in balia di manipolazioni e propagande di vario genere perchè agganciati attraverso comportamenti automatici, ripetitivi, matematici quindi prevedibili: l’automatismo è ciò che definisce l'”IO” che crediamo di essere o ci hanno detto che siamo: un ruolo, un lavoro, un portatore di una malattia. Ma ci credi veramente?

E più rimaniamo ancorati a questi automatismi, più chiudiamo al vero essere di noi, più soffochiamo la reale essenza che non ha altro modo di comunicare che con disturbi e sintomatologie psichiche e fisiche. Ma anche così neghiamo, rimandiamo l’incontro col Reale di noi, anestetizzando e mentendo continuamente a noi stessi e agli altri. Ma la verità, prima o poi si palesa in tutta la sua bellezza e luminosità. Basta solo saper ascoltare.

Cancellazione delle memorie sociali e famigliari

Disidentificarsi con ciò che crediamo di essere ci conduce sulla strada di verità verso noi stessi. E in questo è essenziale fermarsi, fermare il pendolo e guardarsi in sincerità. Smontare il nostro personaggio fa riconoscere ciò che ci imprigiona in standard, mode e abitudini, soffocando qualità vere e talenti. Vestiamo abiti secondo le pubblicità, seguiamo indicazioni di personaggi politici e culturali solo perchè propagandati, eseguiamo un lavoro o ricopriamo un ruolo che forse piaceva a qualcun altro della famiglia o perchè di “tradizione”. E così via, la nostra vita è costruita dal fuori di noi, dalle consuetudini culturali famigliari e sociali,  da patti e legami karmici del nostro retaggio, da ciò che è sovrascritto alla nostra reale essenza: la falsa personalità.

Ma tutto ci parla di noi e se fermiamo il nostro continuo movimento verso non si sa bene cosa, il nostro balzellare da uno stimolo e l’altro per non sentire il disagio della nostra stessa condizione, allora iniziamo a sentire. E molto probabilmente il sentire è il nostro vero problema: sentire è ammettere che qualcosa di noi, nella nostra esistenza deve radicalmente cambiare.

identitàDisidentificarsi è cominciare a sciogliere nodi antichi che legano la nostra anima a percorsi ormai chiusi, che ci fanno girare a vuoto, ci rendono il quotidiano inconcludente, ci appesantiscono in frustrazioni e senso di non appartenenza, deprimendo. Oppure un’inquietudine prosciuga le nostre energie. Molti influssi giocano in contrapposizione ponendo ostacoli, opponendo resistenze. Le possiamo riconoscere nel nostro corpo che presenta sintomi, dolori, tensioni; le possiamo identificare nella nostra psiche con turbe, ansie, confusioni, perversioni; sensi di colpa, paure, angosce, timori o arroganze parlano di noi e del “passato” che ci imprigiona.

Disidentificarsi presuppone onestà: lo svelamento dei trucchi che giochiamo a noi stessi, dei giochetti che attiviamo nei confronti degli altri ci possono provocare vergogna per ciò che abbiamo agito; ma questo passo è fondametale per iniziare a cancellare, perdonare noi stessi e scrivere finalmente la nostra vera storia.

E questo parte da quel Punto Luminoso, pulsante di vita che ci parla in ogni istante e in ogni istante sempre rinnovato tende a indicarci azioni e parole sempre nuove.

Una vita in continua generazione, libera da costrutti, vincoli, in cui il dolore del parto di noi stessi è un solo attimo.

Quando iniziamo a decostruire le nostre impalcature, le energie cominciano a circolare, presentandoci nuove prospettive: pronti ad accoglierle ed assecondarle, rigeneriamo anima e corpo. Annulliamo tare ereditarie, bruciamo vincoli, eliminiamo interferenze al nostro intimo percorso; vediamo finalmente da dove nasce un nostro comportamento e lo possiamo correggere dalla sua causa; conosciamo la fonte di un nostro disturbo  e lo annulliamo modificando l’origine; così guariamo ciò che anima e corpo esprimevano per farci comprendere la falsità di noi stessi, per farci vedere dove il passato ormai morto ha provato ad ostacolare la Vita.

Nell’accoglienza della verità su noi stessi, liberiamo, mutiamo, rigeneriamo noi e il mondo.

Nat. Paola Cantù

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