Malattia o nuovo stato di consapevolezza?

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Identificarsi con un sintomo o, ancor più, con ciò che definiamo “malattia”, è limitare la potenzialità trasformativa di quella manifestazione,  perché così ne vediamo solo l’aspetto limitativo, ci blocchiamo in ciò che crediamo limite: del nostro agire, del poter “fare”, del riuscire a partecipare a qualcosa, del mantenere uno standard…

Ma è proprio lasciando andare gli standard che cogliamo l’essenza di quel disturbo; se lo permettiamo, riconosciamo che non siamo “malati” ora in questo momento, ma lo siamo stati senza esserne consapevoli: solo ora ce ne rendiamo conto e possiamo lasciare andare questo limite. 

Quando la “malattia” si manifesta, stiamo guarendo uno stato di inconsapevolezza; stiamo testando un nuovo livello vibratorio.

Riconosciamo i nostri peccati

Il limite è la nostra resistenza o incapacità a seguire il flusso dell’energia, l’aspetto mutevole e trasformativo dell’amore. Il limite alla creazione. Nella messa cattolica, un passaggio fondamentale è il riconoscimento  dei propri peccati, non come resa ad un dio vendicativo e punitivo, ma come atto di assunzione di responsabilità verso ciò che di noi non si arrende alla vita, ciò che impedisce alla nostra esistenza di essere ciò che deve essere. Perché noi tutti abbiamo il dovere di essere al nostro posto, non in quello di un altro, ma esattamente in quello a noi destinato; solo così possiamo partecipare al mondo e renderlo un paradiso in terra.

Comunicazione spirituale

Ormai è chiaro che un comportamento o atteggiamento mentale o emotivo rappresenta un buon o cattivo funzionamento organico e strutturale del corpo e che uno squilibrio sistemico interferisce sulla psiche; ormai è quasi di dominio pubblico  ciò che le Tradizioni hanno da sempre asserito. Ciò che invece non è  chiaro è che mente e corpo devono esprimere la sintonia con il percorso spirituale in manifestazione.  Senza nessuna deviazione.

Psiche e corpo segnalano le deviazioni di percorso

Non certo dallo standard attribuito periodicamente, ma deviazione alla spinta creativa, trasformativa della vita. La lettura dei “sintomi” aiuta a comprendere gli aspetti rigidi o obsoleti di attlettura spiritualeeggiamenti e posizioni che non permettono il mutamento, che non danno spazio a nuove forme.

Quando ascoltiamo, la vita ci consegna la realtà e la bellezza delle sue profondità fatte di parole silenziose, di sussurri che ci accompagnano e ci parlano e consolano.

Se riusciamo a vedere la trasformazione di noi stessi dall’interno del percorso, come agiti da forze che ci modellano nella perfezione, riusciamo a cogliere il senso di ciò che ci accade e la profondità di significato di ogni evento che sia personale, familiare, sociale, territoriale, cosmico. Perché anche la “malattia” non ci appartiene come singoli, ma rappresenta attraverso noi un’incongruenza, un limite di gruppo, di territorio e di umanità.

Abbandona la superficie

Abbandona la superficie dell’apparente iniziando a sentire cosa del disagio ti lega o ti impedisce il legame con chi ti sta accanto della famiglia, tra gli amici e vicini; cosa di tale disagio ti impedisce di essere socialmente integrato e attivo; in quali termini non ti fa sentire appagato del mondo. Ti accorgi, se sei sincere tra te e te, che qualcosa di quel tuo essere impedito o irrigidito appartiene anche a qualche membro della tua famiglia, ricorda atteggiamenti che degli altri ti irritano o attraggono, porta critiche ad aspetti del mondo…

La rosa è una rosa, senza nessun altro desiderio guarigione malattia

Guarire non è semplicemente eliminare un disturbo; auspicabile, ma non essenziale. Alle volte è impossibile rimodellare la materia tanto da non avere più quella sintomatologia. Essenziale è lasciarsi trasformare trovando nuove modalità di vita, trovando il proprio scopo nel mondo. La rosa è una rosa, esprime la sua natura essenziale senza nessun altro desiderio: così è anche per noi.  Quando ciò accade, abbiamo mutato ciò che era prima di noi e ciò che sarà; i codici “fuori corso” che causavano tensione e dolore, sono stati resettati. Anche il dolore stesso, provato e riprovato, ha il suo senso. La gioia è ancora più gioia perché ha il sapore della vittoria interiore, della calma del giusto.

Solo così ciò che chiamiamo “malattia” sarà guarita, avrà assolto il suo compito; non avrà più necessità di manifestarsi in noi e, forse, negli altri.

 

Nat. Paola Cantù

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