Quando la costellazione familiare onora i suoi defunti

defunti 2 novembre

Onorare i defunti o antenati è un dovere della costellazione familiare:

un gesto interiore che collega ed esalta la devozione per la vita, per le qualità intrinseche all’animo umano; un dono che ci facciamo in onore di noi stessi e del percorso di vita che stiamo compiendo.

Offrire dei fiori come segno dello sbocciare di qualità che la persona incarnava e che in qualche modo ci appartengono; accendere una luce come simbolo di unione spirituale, di fuoco trasformatore che permette a noi di liberare il ricordo e trasmutarlo ad ogni nostro passo.

Lascia andare il ricordo

Spesso rimaniamo legati ad immagini, eventi che ci collegano alla persona morta, ne ripercorriamo passo passo le sfumature: ci viene difficile abbandonarne il ricordo e proseguire: fondamentale è invece lasciare andare l’anima involata dedicandoci a sviluppare in noi le qualità che sentiamo di condividere.

Non è solo il colore dei capelli o la struttura fisica che ci accomuna, ma lo spirito che guida la nostra vita, ciò che ci ha legato nel bene e nel male, nelle gioie e nei dolori. Un’eredità che può essere rigogliosa o limitante nella misura in cui  noi abbandoniamo il legame, trasformiamo i vincoli in libertà, maturiamo la nostra autonomia psicologica rispetto al legame stesso, elaboriamo il ruolo che la persona ha svolto nella nostra vita e lo rendiamo intimamente nostro.

Elabora i sentimenti

Sentimenti e qualità che riconosciamo nell’altro, che imputiamo all’altro, ci appartengono, nel bene e nel male: in genere riconosciamo come nostri solo sentimenti che reputiamo positivi e di contro, solo all’altro se non sono considerati edificanti: ma la famiglia è tutto ciò che sentiamo in noi.

Sentimenti d’amore e di gioia devono essere scollegati dalla persona e devono essere sentiti in noi, come nostra capacità di provare la vita dentro di noi; sentimenti di rabbia, invidia, rancore che proviamo nei suoi confronti, se elaborati correttamente, ci permettono di sentire ciò che tra noi poteva essere sviluppato e che la relazione invece ha limitato, minando la nostra personale possibilità di sviluppare doti e qualità: per questo è importante sentire fino in fondo il nostro dolore ma soprattutto lasciarcisi trasformare.

Fatti trasformare dal dolore

Il dolore è la porta di trasmutazione della relazione stessa; aggrapparcisi impedisce di andare oltre, di proseguire il cammino: si ci osserviamo, se ci sentiamo intimamente sappiamo cosa ci è impossibile lasciare andare della persona stessa; forse ci troviamo similitudini, sentimenti e qualità che ci hanno accomunato e che noi non siamo in grado di elaborare, trasformare, lasciare andare o esaltare. Il vincolo con la persona defunta allora diventa un ostacolo e il dolore è il sintomo dell’incapacità di lasciarci andare alla vita. Rimanere aggrappati non ci fa crescere.

La nostalgia lega al passato, non ci permette di proseguire: onorare il defunto è riconoscere la sua vita in noi, la sua presenza oltre ciò che i sensi riconoscono.

Riconosci il tuo ruolo

Il ruolo della persona, che sia stato un genitore, un fratello, un coniuge, un amico deve vivere in noi, deve diventare nostro, deve poter incarnarsi ed evolvere attraverso di noi: la perdita della figura che lo esaltava ci mette di fronte alla nostra capacità o impossibilità di essere noi genitori, fratello, amico di noi stessi e degli altri.

costellazione familiareIl limite o la ricchezza che abbiamo osservato nell’altro,  con la morte  diviene nostro: possiamo allora osservare indicazioni nei nomi, nelle date di nascita e morte o di eventi, ricorrenze di casualità o di malattia nella nostra famiglia: elaborare è sentire il nostro ruolo nei confronti di noi stessi e dell’intero albero genealogico; è così possibile permettere all’energia spirituale del gruppo di appartenenza di sbloccarsi da nodi ereditari, di prendere la sua forma, di portare a compimento sogni e qualità che forse si sono arenate in qualche ramo.

Molte forme di impotenza fisica o psicologica, depressioni, incapacità di progresso nella vita, disturbi cronici sono legati a vicoli familiari non riconosciuti o mal elaborati.

Non bisogna temere di conoscere, ma è necessario che i segreti e le amarezze vengano illuminati per liberare la potenza sottostante, che è lì, coperta da grovigli, che attende di essere esaltata. Elaborare un lutto è permettere all’energia incanalata in quella relazione di prendere nuove strade. Onorare chi ci ha preceduto è lasciare che la vita si dispieghi secondo il suo volere.

Nat. Paola Cantù

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