Occuparsi di sé è una questione di altruismo

altruismo

A fronte di problematiche personali che possono essere di salute o di relazione, spesso mi sento dire: “quando avrò sistemato la questione, mi occuperò di me”, oppure “quando sarà passato questo momento difficoltoso, comincerò a…”.

Sempre dopo; sempre lontano nel tempo; sempre un rimandare.

Ma chi è in difficoltà? Chi sta vivendo il momento? Chi deve apportare i cambiamenti necessari?

Noi viviamo il problema. Noi dobbiamo risolverlo.

E così, come naturale conseguenza di una riflessione, mi chiedo: “non sarà che il problema è la scusante per non occuparsi del problema stesso?”

Cioè noi stessi in relazione al disagio che stiamo vivendo. Perché noi siamo il centro di ogni evoluzione o chiusura; da noi sgorgano nuove possibilità o resistenze e blocchi insormontabili. Poichè credere che sia la problematica o il disagio che stiamo vivendo a tenerci lontani da un uno spazio per noi stessi, non fa che distogliere l’attenzione fuori di noi; e più diamo potere fuori di noi più siamo in balia di contingenze esterne che ci allontanano sempre più dal focus: noi stessi. In questo limite esterno anche ciò che chiamiamo malattia è qualcosa che “prende da fuori” di noi, da cui un continuo rimando ad un’auspicata, ma non assicurata, guarigione per  azione esterna.

Ma se siamo noi il cuore dell’attimo vivente, non occuparsi intimamente di sé nel risolvere la questione contingente, equivale a mutare solo la superficie, cambiare solamente gli aspetti pratici immediati. Ciò significa non risolvere nulla.

E’ essenziale, vitale,  entrare nel problema, ora e in profondità.

Ed è fondamentale chiedersi e rispondersi onestamente: qual’è lo scopo del rimando, cosa voglio ottenere occupandomi dell’altro e non di me, ovvero fingere che il problema sia solo dell’altro,  cosa temo, cosa nascondo dietro l’apparente disponibilità, da cosa sto scapando, cosa non voglio che emerga, cosa non desidero slegare? Perchè, pur stando male, continuo a mantenere in essere questa situazione?

Se non c’è soluzione, non esiste problema

A tutto c’è rimedio: è necessario però uscire dai soliti canoni che hanno dato vita al disagio. Ora!

E la soluzione è già dentro noi, nel cuore del problema. Il rimedio siamo noi che ci permettiamo di ascoltarci, di consolarci, di arrabbiarci, di vivere integralmente la difficoltà di questo problema. Di sentire quanto ne siamo coinvolti e limitati, quanto ne siamo legati o imprigionati. E nel sentire noi stessi affondavi dentro, nel percepirci coinvolti, sommersi, troviamo il filo di luce che ci conduce al di fuori.

Noi siamo la soluzione.

Rimandare l’incontro con noi stessi all’interno del disagio è come risolvere a metà: la metà che spetta agli altri.

Non occuparsi di sé costantemente è impedire lo scorrere della vita attraverso di noi: se invece ci ascoltiamo, ci percepiamo come origine e fine della vita, impariamo a seguire i flussi trovando soluzioni immediate alle problematiche che si presentano; anticipiamo l’eliminazione degli ostacoli; miglioriamo la vitalità del nostro sistema psicofisico, poichè viaggiamo più liberi da fardelli inutili.

Liberare gli altri dai nostri fardellilibertà altruismo

Siamo in costante movimento di interdipendenza con tutto; nulla è esente da influssi reciproci. Conoscendoci più a fondo scopriamo ciò che realmente ci appartiene e ciò che proviene da flussi di interazioni. Possiamo imparare ad escludere interferenze oppure, riconoscendo le nostre paure, imparare a far entrare sempre più in noi la vita senza necessità di combattere per il riconoscimento della nostra identità. 

Occupandoci di noi liberiamo noi stessi; liberiamo gli altri. Conoscendo noi stessi possiamo entrare in maggiore empatia con gli altri e comprendere meglio cosa serve ad ognuno. Non per riflesso o trasposizione, ma per comprensione.

Riconoscendoci possiamo agire attivamente su noi stessi divenendo fortemente radicati, pronti ad agire per noi stessi, con gli altri.

Divenendo autonomi ci carichiamo dei nostri doveri senza più pesare sugli altri per quanto riguarda la salute, lo scambio affettivo, l’indipendenza lavorativa ed economica. A meno che, e questo dobbiamo sempre chiedercelo, attraverso un disagio non vogliamo tenere legati gli altri, in una costante e dolorosa prigionia reciproca.

Occuparsi di sé è un grande atto altruistico: liberiamo gli altri dal peso dei nostri irrisolti, delle nostre critiche, delle nostre malattie poiché ci facciamo carico di noi stessi, della nostra felicità o infelicità, del nostro saper vivere e del nostro poter morire. A noi stessi. Trovando la soluzione.

Risolvendo noi stessi, risolviamo le problematiche che limitano lo scorre della vita nella nostra esistenza legata all’esistenza altrui.

Rivolgendoci a noi, siamo altruisticamente il dono della risoluzione.

Nat Paola Cantù

Consulenze olistiche e Naturopatia Vibrazionale per l’individuo, la coppia e la famiglia. Appuntamenti al 3386043018

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