
Le parole sono importanti; sono semi che entrano in profondità in noi e ci modificano; i pensieri sono come le parole, ma ci fecondano anche a nostra insaputa. E’ fondamentale allora imparare a modulare pensieri e parole perchè le nostre azioni diventino coerenti col nostro esistere intimo. E’ importantissimo porre attenzione a ciò che ascoltiamo, ma soprattutto a ciò che diciamo. Col nostro dire non solo inseminiamo gli altri, ma in particolare noi stessi
In noi esistono tutte le possibilità; di vita e di morte, di salute e malattia, di libertà e di prigionia.
In noi coesistono spinte verso equilibri o distruzioni, frutto di attivazione o disattivazione di codici antichi e sempre rinnovati, retaggio di potenzialità umane. Ambiente, attitudini e atteggiamenti possono mutarne la destinazione e l’espressione. Pensieri e parole ne sono il veicolo.
Ognuno di noi è portatore di uno scopo che la Vita deve svolgere attraverso di noi e spetta a ciascuno riceverlo e portarlo a compimento nel migliore slancio e nella più totale libertà possibili. Ogni limitazione a ciò porta disagio nella persona, nel suo nucleo famigliare sino all’intera collettività a cui appartiene, l’Umanità. Ma ogni disagio può essere anche espressione di potenziale concretizzazione di un mutamento in atto che va decifrato: una sorta di chiave che apre nuove porte percettive ed evolutive.
Attivazione e disattivazione dell’ereditarietà
Abbiamo la capacità di disattivare programmi automatici ereditati, o attivarne altri vivi in latenza a seconda di come ci atteggiamo di fronte a un ostacolo o una nuova apertura; spesso sovvengono ricordi di situazioni similari all’interno della famiglia; molto spesso portiamo il nome di un antenato e ne ereditiamo inconsapevolmente il suo antico destino.
In talune particolari circostanze l’irrisolto viene a chiedere il conto e, stupefatti, ci facciamo carico della sua problematica. Esistono anche delle attivazioni inconsce, una sorta di programmazione fissata da chi ci ha preceduto legata a paure e disillusioni, ferite non risolte, violenze e drammi del nostro retaggio umano. E così un evento si ripresenta in talune circostanze o date e una malattia si palesa in alcuni individui in talune ricorrenze; possiamo definirli eventi programmati.
Noi stessi, attraverso false credenze, limitiamo la potenzialità trasformativa in noi: ci diciamo “sono fatto così”; “è il mio carattere”… certo vi sono attitudini caratteriali, strutture psicofisiche entro cui ci muoviamo nel mondo, ma queste possono essere viste come atteggiamento base non come limite d’azione, che spesso odora di scusante per non agire.
Un pensiero ricorrente può limitare la guarigione, come associare la data di morte di un familiare alla propria fine; come una frase che ci hanno ripetuto spesso riguardo noi stessi o rispetto un famigliare a cui siamo vincolati, tanto da incarnarla noi stessi come limite.
Talvolta temiamo una malattia “ereditaria” sino a farci mutilare con la “chirurgia preventiva”.
Molto più utile è un lavoro di costellazione e psicogenetica che ci permette di deprogrammare le consuetudini dell’albero genealogico.
Quanto il tuo medico crede in te?
Alcuni termini medici decretano il fine vita o la cronicità di una situazione psicofisica.
Il pensiero di chi ci sta curando, di chi esegue gli esami diagnostici possono influenzare l’esito della “malattia” e della nostra stessa vita. L’atteggiamento del medico nei nostri confronti, le sue proiezioni ed esperienze possono influenzare la stessa percezione di noi stessi, amplificando il problema o addirittura crearlo a nostra insaputa. E’ molto importante avere accanto e affidarsi a persone neutrali, di cuore attivo; capaci di ascolto reale.
Esercitiamoci a trasformare la nostra realtà
Possiamo utilizzare esercizi di riprogrammazione, frasi chiave da usarsi individualmente caso per caso, capaci di scardinare impostazioni inconsce, riprogrammare codici di cui atteggiamenti mentali ed emotivi, attitudini e abitudini ne sono la manifestazione quotidiana.
Frasi che sgorgano dal profondo, dall’emersione del nostro scopo in movimento nella nostra singolare realtà; non hanno valore per altri, in tempi e spazi differenti dal nostro; non sono ripetibili nemmeno per noi in tempi e spazi differenti. Percezione e ricezione, proposito ed espressione avvengono nell’Eterno Presente, da cui sgorga la Vita, generante e rigenerante.
Dobbiamo disimparare atteggiamenti inconsci che portano limitazione e stasi; è necessario imparare ad ascoltare il moto trasformativo che ci spinge oltre. E’ liberatorio e guaritore portare in essere La Voce che ci muta al mutare della Vita in noi stessi.
Iniziamo a credere nella capacità di autoguarigione del nostro corpo; iniziamo ad affidarci a persone che sanno che la vita stessa è generazione e che quindi sono in grado di stimolare speranza in ogni circostanza.
Iniziamo a deprogrammare codici che limitano e censurano sostituendoli con codici di libertà espressive e vitali; pretendiamo che anche gli altri in comunicazione con noi, facciano altrettanto su di sé.
Nat. Paola Cantù