
“Il camaleonte si rese conto che,
per conoscere il suo vero colore,
doveva posarsi sul vuoto”
(A. Jodorowsky)
Il deserto è quando siamo troppo pieni: di noi stessi, di ciò che crediamo, di ciò che pensiamo di sapere, di certezze che corrispondono a paure. E’ il deserto dello Spirito.
Ma entrare in questo deserto è iniziare a fare pulizia. Digiunando da sé stessi e di tutto ciò che ci rappresenta.
Ritornare poveri, per essere calici di nuova vitalità :“Da ricco che era si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà” (2Cor 8,9)
Il digiuno è pulizia, liberazione di scorie fisiche e psichiche e attivazione di energie innate provenienti dall’unità, dalla centralità dell’essere.
Digiunare è smettere di inserire dati per far emergere ciò che già c’è: una rigenerazione corporea che innesca meccanismi di autoguarigione; il rinnovamento psichico esaltando le energie ancestrali; consolidamento spirituale nell’emersione del reale (regale) percorso.
E’ rendersi vuoti per essere riempiti dall’Energia Amorosa che, innondandoci, trasforma e crea, distrugge e purifica, rinnova e vitalizza: incontriamo l’oceano di possibilità quantiche di rinnovamento e guarigione, già presenti in possibilità, ma non visibili o realizzabili fino a che non ci si dispone loro in apertura e fiducia,ì e realizziamo in noi che possiamo creare la nostra salute.
Ci svuotiamo consapevolmente per essere rivivificati coscientemente. In partecipazione.
“Non è piuttosto questo il digiuno che voglio:
sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo
e rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo”
(Is 58,6)
È liberarsi dall’ereditarietà famigliare, sociale e storica. È pulizia emozionale e mentale. È riconoscersi e liberarsi dall’ombra di sé. Solo se conosciamo cosa muove noi stessi, possiamo ri-conoscere nell’altro similitudini e differenze in ciò che ci attira e separa, ciò che irrita o esalta. Tra ciò che ci uccide o ciò che ci vivifica unendo. Riconoscere ciò permette di essere liberi da condizionamenti, manipolazioni e trascinamenti emotivi.
Nel digiuno diveniamo neutrali, pronti a riceve e donare il Giusto.
“quando tu digiuni, profumati la testa e lavati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni,
ma solo il Padre tuo che è nel segreto;
E il Padre tuo , che vede nel segreto, ti ricompenserà” (Mt 6,17)
LIBERTA’ DAL CONOSCIUTO
“non vi scrivo un nuovo comandamento, ma un comandamento antico, che avete ricevuto da principio.
Il comandamento antico è la Parola che avete udito.
Eppure vi scrivo un comandamento nuovo, e ciò è vero in lui e in voi,
perché le tenebre stanno diradandosi e già appare la vera luce”
(1G 2,7-8)
“Quando l’osservatore abbandona tutto ciò che egli è,
allora non c’è più osservatore.
Ciò non è morte. E’ assenza di tempo.
La libertà dal conosciuto è assenza di tempo.
Quando non c’è tempo non c’è neanche la morte.
Resta solamente l’Amore”
(Krishnamurti – Diario)
Più l’orecchio interiore è chiuso più sentiamo con superficialità duale contrapponendo idee a idee, con reattività emozionale a volte superiore al necessario, sia in attacco che in fuga, poiché sono le nostre esperienze, i nostri vissuti, i nostri traumi, attivi spesso inconsciamente, che ci controllano e guidano in una sorta di automatismo, una matrice statica , una bolla di inconsapevolezza.
Ciò che conosciamo di noi è solo ignoranza. Di una mente che rispecchia ciò che si illude di sapere. Incasellando, vagliando, presupponendo. La mente egoica che separa e seziona. Fredda tiene a sé stessa imbrigliandoci nel passato di cose morte.
Ma tutto deve essere lasciato per essere riscoperto. Tutto si deve liberare. E’ necessario dimenticare, cancellare, resettare. Fondamentale è permetterci di mettere in discussione le certezze, gli attaccamenti, ciò che crediamo di conoscere di noi stessi e del mondo.
La liberazione dal conosciuto che vincola e congela in una stanza deserta d’amore. Con la prima pulizia, non più zavorrati, incatenati, ecco che emergono le paure, le agitazioni. Ecco che il corpo esprime ciò che gli impediva di vivere con dolori migranti, stanchezza, infiammazione: ciò che era sommerso finalmente emerge.
Non temere: tutto è temporaneo, se lasci andare la tua paura di affrontare la paura stessa del dolore.
E col digiuno proviamo ad evocare il cambiamento dall’interno, per attivare le energie rigeneratrici e riparatrici insite nell’animo e nel corpo; ciò che era malattia ha la possibilità, illuminata, di essere redenta.
E il Silenzio trova spazio.
Se asciamo andare, se permettiamo la liberazione, la tempesta è breve. E la vita nasce.
Ma chi vuole vivere? Chi vuole la libertà, veramente?
Nat. Paola Cantù
(Estratto da “Silenzio in comunicazione: dal digiuno dell’Io alla Comunione di Sè”)
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