Comunicazione in ascolto

comunicazione e silenzio

“Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio
e io non ho opposto resistenza
non mi sono tirato indietro”
(Is 50,5)

“Vi do un comandamento nuovo, dice il Signore:
come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri”
(Gv 13,34)

“Dio ha parlato ultimamente a noi per mezzo del figlio,
che ha stabilito erede di tutte le cose
e mediante il quale ha fatto tutto il mondo”
(Eb 11,2)

Comunicare è essenzialmente ascoltare.indaco vibrazione

E chi se non noi stessi?
La forma dell’orecchio, come feto in procinto di nascere, assolve il compito dell’ascolto esteriore, ma soprattutto interiore. Come un bimbo, l’ascolto può rivelare, incarnare il Nuovo Nascente.

Io non so finché non esprimo; io non conosco finché non lo vivo. Io non mi conosco finché non mi vivo.
Conosco ciò che vengo a sapere solo nel momento in cui lo esprimo, lo incarno con tutta me stessa, Lo espiro all’altro mentre lo ascolto in me, attraverso di me in reciprocità con l’altro. Ascolto mentre esprimo. Esprimo in ascolto. Un respiro comunicativo costante 

Così si conosce e conduce l’altro solo dove si è, poiché si comunica realmente solo ciò che si è. Si ascolta realmente e lo si comprende nell’istante in cui si E’ ciò che sentiamo e riconosciamo in noi stessi. Quindi l’altro in noi è ciò che noi realizziamo di noi stessi, accogliendolo.
Tutto il resto è vana superficialità, che smuove l’attimo senza nulla creare; spesso confonde. Distrugge ogni buona intenzione. Sono i progetti “seminati su terreno sassoso di coloro che, quando ascoltano la Parola, subito l’accolgono con gioia, ma non hanno radice in loro stessi, sono incostanti e quindi, al sopraggiungere di qualche tribolazione, subito vengono meno. Altri sono quelli seminati tra i rovi: sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e la seduzione della ricchezza e tutte le passioni soffocano la Parola e questa rimane senza frutto”. (Mc 4,16-18)

E la vita è scambio

E’ relazione, costante flusso di continua comunicazione in ascolto. Dentro , fuori; alto, basso; un costante ritmo, ora lieve, ora preponderante su tutto; un immenso respiro che attrae ed espande. Un moto a cui dobbiamo attenerci per
essere vitali, concreti creatori, lucidamente efficaci oltre le apparenze.
Un moto che può non avere una significanza logica per la nostra mente limitata e spesso distorta. Ma fondamentale per la Vita . Un moto che sospinge in direzioni inusuali, che esprime cause ed effetti, attiva eventi anche urgenti, impellenti fino a che il loro scopo non è raggiunto.

E allora tutto svanisce.

E’ necessario stare, fermarsi e vivere ciò che si presenta.

Facendosi distruggere negli schemi e pulire da protocolli.
Chi è in grado di non cedere alla fuga da sé stessi, spesso celata da buone intenzioni, conosce. Si libera dal fardello del proprio dolore e comprende le motivazioni della vita nei sui riguardi. Non c’è programmazione. Non c’è preparazione. Ci vive la spontaneità da cui sgorghiamo perennemente rinnovati.

Ogni sovrastruttura difensiva annullata. Ogni aspettativa svelata nel suo bisogno di riconoscimento.
Ciò che ascolto dell’altro, ascolto di me. La reattività è segno di resistenza ad un’accoglienza limpida.
Nell’ascolto svelo così la menzogna di me. Ed è reale che “Ogni parola di Dio è purificata nel fuoco; Non aggiungere nulla alle sue parole, perché non ti riprenda e tu sia
trovato bugiardo” (Prov 30,5-6)

Perchè è vero che tendiamo sempre a giustificare noi stessi non riconoscendo in noi ciò che dell’altro ci sollecita, siano queste qualità o mancanze; non le riconosciamo, le neghiamo, le manipoliamo adattandole al nostro singolo caso. La giustificazione al non ascolto.
Ma imparo ad ascoltare l’altro in comunicazione con me e comunicare con l’altro in ascolto di me. In sincerità. In apertura. In tolleranza.

E scopro, mi svelo. E, denudata, conosco.

E così accolgo tutta la sofferenza di quell’ascolto e il dolore dell’altro che faccio mio, che è mio tanto più ne resto coinvolta, tanto più esalta il mio stesso dolore. Divento questo dolore di invito alla nascita, di rinnovamento di vita ed elaborandolo lo sublimo, lo trasformo in nuova chimica per il mio corpo in nuovi percorsi energetici dell’anima e, rigenerata, lo effondo nell’altro che, se pronto in altra accoglienza di sé, rinnova così sé
stesso attraverso me in sé.

E ne siamo trasformati; poiché “proprio per essere stato messo alla prova e aver sofferto personalmente, egli è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova” (Eb 2,18)
E’ l’”ama il prossimo tuo come te stesso” che guarisce e trasforma ogni cosa.
Conoscendo essenzialmente cosa significa amare me stessa.
E così ascolto la gioia di vivere.

Nat. Paola Cantù

(Estratto da “Silenzio in comunicazione”)

 

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