Non dire di non avere tempo per te: tu sei l’Eterno

avere tempo

Avere tempo per sé, ora, sembra – dico  sembra – un problema insormontabile: vita frenetica, diecimila cose da fare, pensieri a ripetizione, le richieste degli altri, le richieste che impongo a me stesso e così via. Ma la vita è anche questione di scelte: posso scegliere cosa fare o non fare, come indirizzare la mia vita. O forse il “non avere tempo” è una scusa per non guardarmi dentro? Una “motivazione”  per non fare delle scelte alternative?

Chi è nel tempo?

Vista la questione da un altro punto di vista: chi compie azioni? chi sta con le persone? chi risponde alle richieste? chi lavora? Chi è nel traffico?

IO sto compiendo la mia vita, allora io sono in quel tempo: quindi io ho tempo per me stesso.

Semmai allora il problema è ricordarsi di sé in quel tempo.

E ricordarsi di sé inizia col percepire il mio corpo mentre sto vivendo. Poi il resto verrà.

E’ questione di pazienza, costanza, perseveranza e umiltà.

Lascio l’attaccamentoesercizio di respirazione

Mi posso dire che oltre a tutto ciò che ho da fare devo anche risolvere una montagna di problemi personali, familiari, lavorativi; ma i problemi sono lo sprone per cambiare, sono lo stimolo a pormi domande su me stesso  e la vita, per mutare l’osservazione da fuori a dentro me. Semmai il reale problema è l’attaccamento verso le difficoltà che mi impedisce di cambiare, l’attaccamento alla scusante che il disagio mi può dare.

Allora devo iniziare a guardarmi e parlarmi con onestà e sincerità.

Il mondo sta crollando e continuerà nella sua disfatta anche se io mi affanno. Anzi trovare nuovi modi di vivere, di “occupare il mio tempo” in modo più sentito può modificare il corso degli eventi. E’ una questione di salvezza, mia e del mondo intero. E’ un atto di Fede nella Provvidenza che vive in me: io posso cambiare il mondo,  se questo non mi piace. Posso permettere che il mutamento avvenga attraverso le mie scelte, le mie aspirazioni che sorgono dal profondo. Vivono dal mio Cuore, nell’Eterno, il senza-tempo, l’IO SONO.

Annullo la concezione del mio tempo ed espando la percezione

Il tempo è di questa dimensione, del piano superficiale della Vita. Già a livello psicologico il tempo che conosciamo non esiste. Ma se nel quotidiano continuo a dirmi che non ho tempo, escludo la possibilità di averne; se resto ancorato nella concezione dell’impossibilità, non mi dono possibilità di trasformare ciò che percepisco come impossibilità. La mia incapacità di vedere alternative è il mio limite: devo lavorarci. Questo è il Reale Lavoro della mia vita: conoscermi e partecipare all’esistenza. Così mi espando perché esisto, Regalmente.

Uno stato di fiducia nelle infinite potenzialità della vita mi permette di vedere oltre, di sentire che la vita è una mia scelta, una volontà di creazione che si materializza nelle mie decisioni libere, di Cuore.

Certo si deve lavorare su di sé, e non c’è miglior luogo e tempo che il mio spazio visibile, il corpo, e invisibile, il Cuore; è questione di conoscenza di me: devo sondare la paura del cambiamento, la rabbia verso i mie limiti, la fragilità, l’ansia, le tensioni e agitazioni, il dolore, misurarmi con la mia costellazione familiare.

Ma per iniziare mi prendo uno spazio nel mio tempo per cominciare ad imparare a sentirmi (evito un caffè coi colleghi o allungo il tempo dedicato all’igiene…trovo il modo  adeguato al mio sentire); osserverò che con la costanza comincerò a sentire me stesso sempre più integralmente ed ovunque io mi trovi perché imparerò la connessione col mio Centro, fonte di informazioni, di bellezza e quiete. E così vedrò meglio “l’oltre da me”, che è sempre me.

Un  respiro libero cambia  il mio tempo

Imparo l’osservazione di me stesso a partire dalle piccole azioni quotidiane come camminare, versare il caffè, guidare; porto l’attenzione al gesto, alla postura, al sentire il corpo rilassato o teso.

Il respiro è essenziale: un respiro pieno, ampio, concentrato mi purifica e mi porta nelle profondità dove incontro la mia naturale e sostanziale quiete; il benessere del Giusto. Nel respiro e nella pace che mi dona, trovo le ispirazioni per agire in modo nuovo. Perché nel respiro aggancio l’Infinito e ascolto il mio Cuore. Così mi approprio del mio Tempo Interiore, l’Eterno da dove sorgo.

Ma importante è l’esercizio giornaliero, ad un’ora regolare in modo che il corpo, con l’esperienza costante, ne faccia una richiesta intima quotidiana, come dissetarsi quando si ha setesilenzio

Serve poco.

Esercizio meditativo

  • Mi siedo con la schiena diritta e il bacino ben appoggiato sulla sedia; i piedi ben saldi sul pavimento; il mento un po’ reclinato in avanti da tendere leggermente, senza sforzo, le cervicali.
  • chiudo gli occhi e passo in rassegna il mio corpo, dai piedi, passando dalle gambe, il busto, le braccia fino al capo.
  • assesto la postura, se ve ne è bisogno.
  • sento se ci sono tensioni, dolori, rigidità: non giudico o critico, ma semplicemente osservo. Porto silenzio.
  • inizio ad ascoltare il respiro: l’aria che entra ed esce dai polmoni mentre riempie pancia, addome, torace. Forse posso notare che in alcuni punti ho difficoltà nel riempire o sento tensione. Resto sempre nel non-giudizio.
  • quando mi sono acquietato inspiro sentendo che “accolgo la Vita” espiro sentendo che “lascio le mie resistenze”. E il tempo perde dimensione.
  • continuo per 5 minuti (con la pratica posso aumentare)
  • quando sorgono pensieri, li osservo senza attaccamento; se mi portano altrove, riparto dall’osservazione del corpo

Durante il giorno, se mi sento in difficoltà, posso recitarmi silenziosamente queste parole e respiro:

“Eterno senza tempo

sorgente della vita che non muore

a te la Vita fa ritorno

nell’incessante Flusso dell’Amore”. 

Perchè è sempre un problema d’Amore

 

Nat. Paola Cantù

Per sostegno psicospirituale e trattamenti vibrazionali (anche a distanza) telefona al 338 6043018 o SCRIVI

Per partecipare alle meditazioni CLICCA QUI

 

Se questo articolo ti è stato utile, sottoscrivi con un contributo